Didattica della Psicoterapia

Psicoterapia a Ferrara

Chi può esercitare la Psicoterapia?

Uno psicoterapeuta per poter esercitare al  meglio l’attività di psicoterapia deve (dovrebbe) avere alcune indispensabili basi:

• una laurea in psicologia o medicina (perché poi non in filosofia?)

• una specializzazione quadriennale in psicoterapia con relativo tirocinio formativo

• un monte ore di formazione personale

• il superamento di un esame di stato e l’iscrizione all’ordine professionale relativo

Se bastasse questo a formare una persona abilitata all’esercizio della psicoterapia, ci sarebbe un po’ da preoccuparsi, però la legge italiana purtroppo non prevede altro… Siccome è un lavoro davvero profondo e prezioso sia per chi lo riceve che per chi lo svolge mi piace pensarlo come una professione che s’intraprende per amore di sé e degli altri e l’amore è un campo in cui non dovremmo mai andare al minimo.

Consigli per lo Psicoterapeuta

Per dare un po’ di più del minimo a questa lista personalmente aggiungerei:

• la lettura di molti testi per comprendere la vastità e le tecniche dei diversi approcci terapeutici, ognuna con la sua forza ed efficacia

• alcune esperienze di terapia di gruppo, perché in fondo la psicoterapia è un mestiere artigianale, creativo e va imparato a bottega, da altri artigiani, ognuno col suo stile che va imparato su di sé e visto fare con altri al fine di trovare il proprio stile terapeutico personale

• partecipare spesso a seminari di formazione e aggiornamento

• coltivare interessi personali, film, libri, sport, attività. Essere vivi, insomma….

• imparare a scrivere e condividere le proprie scoperte perché la scrittura aiuta a comprendere e comprendersi

• accettare il fatto che per sentirsi un terapeuta capace è necessario qualche anno di esperienza

Il tavolo

C’è un’immagine che riassume ciò che serve a questo lavoro, l’immagine del tavolo, che sta in piedi grazie a quattro robuste gambe:

1. Formazione teorica

2. Analisi didattica personale

3. Lavoro con pazienti

4. Supervisione.

Al tavolo non deve mancare nessuna gamba! Sennò traballa e non sta in piedi.

La Relazione Psicoterapeutica

Riassumendo possiamo dire che la relazione psicoterapeutica è qualcosa di fondamentale importanza, un’occasione di vicinanza emotiva a un altro essere umano come poche volte accade nella vita. Spesso unica. A volte non accade nemmeno con i familiari, poiché essi stessi sono alle prese con i loro problemi personali con il contatto emotivo profondo. Il rapporto psicoterapeutico è una relazione, ma non una relazione fine a se stessa, bensì con uno scopo ben preciso, cioè il prendersi cura dello stato emozionale del paziente. I due partner occupano quindi una posizione diversa all’interno del processo terapeutico, decisamente asimmetrica. Il paziente ha l’opportunità ottimale di “usare” il terapeuta e la situazione psicoterapeutica per conoscere a fondo i propri bisogni emozionali. E imparare a gestirli. Ha la possibilità di sentirsi il più possibile libero di condividere le proprie difficoltà, i conflitti e le necessità. Gli è lecito esprimere amore o odio per lo psicoterapeuta, critica o disappunto, così come gli è lecito fare delle richieste. Gli è consentito di regredire. Urlare e piangere. Picchiare un cuscino o torcere un asciugamano. Allo psicoterapeuta non è permesso quasi niente di tutto ciò in seduta. Egli deve considerare costantemente la situazione del paziente, deve restare vigile e responsabile. In questo senso egli non può, nella maggior parte dei casi, permettersi di esprimere amore o odio per il paziente. Egli deve essere empatico e avere un piede dentro il mondo interiore del paziente e uno fuori. Una bella sfida. Le difficoltà dello psicoterapeuta hanno origine dal fatto che egli deve accettare la sfida e mettersi in gioco come individuo, come essere umano e contemporaneamente, rappresentare un’immagine nell’esperienza e nelle fantasie del paziente. Infine, egli è il co-conduttore di un processo il cui corso e il cui esito non sono mai sotto il suo completo controllo. Uno degli elementi più importanti della sua apertura consiste nell’autentica accettazione dei vissuti controtransferali, cioè di cosa prova per il paziente. Bisogna tenere presente la distinzione tra bisogni del terapeuta e quelli del paziente. I bisogni del primo possono essere teorici, ma anche emotivi e dovranno essere consapevoli e accantonati, utilizzati, per poter guardare ai bisogni del paziente. Il terapeuta che è in grado di riconoscere onestamente i suoi sentimenti verso il paziente può ravvisare in sé quelle paure o desideri che tendono a manifestarsi in certe fasi del processo. Egli può aver paura di deludere il paziente, di essere banale, di essere ridondante, ansioso, di desiderare un contatto, ecc. E’ importante che il terapeuta lavori con consapevolezza delle proprie proiezioni ed è questo il motivo principale per cui si richiede agli psicoterapeuti di sottoporsi essi stessi ad una psicoterapia didattica che ne sondi le motivazioni anche a fare questo stesso lavoro. Al tempo stesso non si può fare a meno del controtransfert come strumento terapeutico fondamentale. E’ proprio perché lo psicoterapeuta e il paziente sono entrambi coinvolti nel campo dell’influenza dei reciproci contenuti inconsci, che si offre al terapeuta una possibilità di venire a conoscenza, attraverso le sue fantasie e reazioni emotive, delle dinamiche più profonde del paziente. In fondo, i pazienti, come scriveva Winnicott, sono i nostri migliori insegnanti.